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GIUSEPPE MARIA CODAZZI - 12 maggio 2017

Ritratti, verità e misteri dell’umano

Giuseppe Maria Codazzi (Nismozza, Reggio Emilia, 1952) non insegue, in questi ritratti, le immagini levigate dei fotografi di moda, né coltiva l’illusione, come fece August Sander, di potere cogliere, nei volti, le sembianze associabili all’esercizio di una professione. Nel corso di trentacinque anni, Codazzi è sempre stato, quasi magneticamente, attratto dal volto di una persona, la “summa”, la parte più alta di un corpo, come luogo di verità altrimenti inaccessibili, anche se spesso il mistero dell’identità e dei sentimenti che il viso racchiude non si svelano compiutamente, restando avvolti nel mistero – quasi vent’anni fa, una memorabile mostra di dipinti, “L’anima e il volto”, aveva indagato l’ambiguo rapporto tra sembianze e vissuto interiore. Scorrono davanti a noi le immagini di persone comuni, che sostano nel loro cammino dentro le strade di Reggio – tratte dalla mostra d’esordio di Codazzi, “Ritratti urbani”, 1983 –, dei jazzisti più celebri (Gerry Mulligan, Dizzy Gillespie, Miles Davis, tra i tanti) fotografati durante i loro concerti al Teatro Valli, quando Reggio poteva definirsi una delle capitali del jazz in Italia – è del 1986 la mostra “Nero di jazz”, con immagini che coglievano il momento in cui ritmo musicale, improvvisazione ed espressione del musicista si fondono –, di icone della musica e del balletto (Luciano Pavarotti, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Rudolf Nureyev), degli “ultimi” che lottano per la loro sopravvivenza e l’affermazione della loro dignità in alcuni Paesi dell’Africa (fissati nei diari dei viaggi in Rwanda, Burundi, Madagascar), e di coloro che trovano assistenza e comprensione nelle case della carità. Codazzi ama il nero, il buio, come scrigno di una vita che non si vede ma che palpita e respira – allo stesso modo di un fotografo che lui sente profondamente affine, Eugene Smith, anche per la sua tenace volontà di essere testimone –, ed è affascinato, nei primi piani, dagli occhi che ci guardano e che ci chiedono il dono di essere visti.     

Sandro Parmiggiani

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Visti: 30, rimanenti: 139. Totali: 169 - pagine: 5


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