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ALESSANDRA BININI - 02 dicembre 2016

Un mondo senza forza di gravità 

Hanno sconfitto la forza di gravità, le donne di Alessandra Binini, e si librano felici nell’aria, assumendo talvolta la forma, spesso vista di scorcio, in diagonale, di un aliante trasportato dal vento, o di un volatile che, senza sforzo, naviga nella vastità dell’impalpabile – a volte intravediamo solo le gambe, di queste giovani fanciulle, come se la superficie della terra fosse diventata un erboso tappeto elastico su cui esse possono saltare senza fine, incredule di questa inebriante levità conquistata, che le riscatta dalle catene, dalle sofferenze e dalle solitudini che la vita può loro infliggere. La Binini (San Polo d’Enza, 1963) vanta una ricca attività espositiva ed è reduce da una mostra di successo a Pietrasanta (in cui ha presentato un grande telero con il volto del Gesù della Misericordia, al quale ci si avvicinava camminando tra cuori lacerati, simbolo delle sofferenze incontrate nel cammino della vita); i motivi che spesso ha affrontato sono riconducibili a quelli della donna e del sacro. Nei dipinti di Alessandra la donna diventa una figura angelicata, intrisa di sensibilità e spiritualità, delineata con perizia nei tratti del volto, nelle sembianze del corpo e nella luce degli occhi, portatrice di un’identità unica, irriducibile, che si dispiega attraverso infinite condizioni esistenziali, compresa la maternità, così essenziale per il destino dell’umanità. Il sacro è per l’artista il territorio dove andare alla scoperta del mistero e di ogni possibile, inatteso incontro ed esperienza mistica – non a caso, del resto, la tesi finale della Binini all’Accademia di Urbino fu sull’arte religiosa del Novecento. I ritratti di Alessandra sono pervasi da un’intensità, da una forza espressiva, da una tensione elegiaca non comuni; volti e corpi, anche quando possono recare nella carne i segni di qualche ferita, sono sempre segnati da un legame sottile con la storia della pittura (dal Rinascimento ai Preraffaelliti inglesi). Ovunque, anche quando lei s’inoltra nei territori dell’ironia, perduto è ogni confine tra sogno, realtà, visione e memoria di un tempo in cui l’intensità e la felicità del vivere potevano, e ancora possono, debellare e riscattare ogni miseria dell’umana esperienza.

Sandro Parmiggiani  

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Visti: 30, rimanenti: 88. Totali: 118 - pagine: 3


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